Il M5S (nella vecchia legislatura), una vera battaglia contro i diplomifici...

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Il dott. Simone Carella dell’Ufficio Legislativo dell’On. Silvia Chimienti presenta il rapporto sull’attività parlamentare del M5S contro i cosiddetti “diplomifici”. “La lotta solitaria in Parlamento del M5S contro i diplomifici inizia nel gennaio 2014, quando il professor Paolo Latella decide di contattare personalmente tutti i deputati della Commissione Cultura e Istruzione, inviando loro il suo dossier di denuncia sulle scuole paritarie, sui diplomifici e sullo scandalo delle retribuzioni fittizie e inesistenti elargite a docenti sfruttati in cambio dell’attribuzione del punteggio in graduatoria. Tra tutte le forze politiche, l’unica a dare una risposta concreta al professore è il Movimento 5 Stelle. Il deputato Gianluca Vacca, membro M5S della VII Commissione Permanente alla Camera, si mette dunque al lavoro per elaborare una proposta di legge che possa finalmente porre un argine al fenomeno dei diplomifici. La proposta, depositata alla Camera in data 25 febbraio 2014, evidenzia come siano due i fattori principali che hanno consentito in tutti questi anni il divampare di questo scandalo, così ben raccontato dal dossier di Paolo Latella. Da una parte vi è la totale assenza di controlli, dall’altra la relativa facilità con cui le istituzioni scolastiche ottengono la parificazione, secondo le procedure e i requisiti stabiliti dalla legge 62 del 2000. La legge in questione prevede infatti provvedimenti di sospensione o revoca del riconoscimento da parte del direttore generale competente e affida agli uffici scolastici regionali o al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca il compito di vigilare, anche tramite ispezioni, sulla permanenza dei requisiti previsti per il riconoscimento. Ma il servizio ispettivo dello Stato, in realtà, è purtroppo ridotto al lumicino, e quindi i controlli sono spesso puramente formali e riguardano la regolarità degli atti amministrativi. Inevitabilmente la carenza di strutture valutative efficaci e rigorose lascia zone d’ombra e criticità, con inevitabili ripercussioni negative nel nostro sistema educativo, pubblico e privato.

La proposta di Gianluca Vacca contiene importanti innovazioni in questo senso: da una parte richiede espressamente che tutte le scuole paritarie presentino ogni anno una documentazione inerente tutti i requisiti della parità, tra cui il tracciato di tutti gli stipendi dei docenti e, nel caso in cui la documentazione manchi di anche uno solo degli elementi, automaticamente l’ufficio scolastico regionale farà decadere la parità per l’anno successivo. Questo punto risulta particolarmente significativo se riferito al contenuto del dossier di Paolo Latella, in cui vengono denunciati in forma anonima centinaia di casi di sfruttamento di docenti sottoposti al ricatto della mancata retribuzione in cambio dell’attribuzione del punteggio in graduatoria, di vitale importanza in questo periodo di precariato perenne e diffuso.

La proposta di legge prevede anche il divieto per le scuole paritarie di accettare un numero di maturandi privatisti superiore al 50% di quello degli interni, e l'obbligo per i maturandi di sostenere da privatisti l'esame nella propria provincia. A nove mesi dal deposito della proposta di legge, tuttavia, i segnali del Parlamento in tema di contrasto ai diplomifici sono pari a zero. La proposta giace tuttora in Commissione Cultura, dove non è nemmeno stata calendarizzata. Le forze parlamentari, pur trattandosi di una battaglia di civiltà che dovrebbe prescindere dalle ideologie e dall’appartenenza politica, hanno fatto orecchie da mercante: nessun partito ha deciso di abbinare un proprio testo di legge a quello presentato dal Movimento 5 Stelle, nessun partito ha sollecitato la discussione della proposta.

 

Anzi, le intenzioni di questo Parlamento sul tema dei diplomifici erano già abbastanza chiare: ai tempi del decreto legge 104, il cosiddetto “Decreto Istruzione” approvato nell’ottobre 2013, si è consumato un vero e  proprio giallo in merito al contenuto dell’articolo 14, inizialmente dedicato alle scuole paritarie e poi sorprendentemente cancellato dal testo portato in Consiglio dei Ministri.

Nell’articolo scomparso si parlava di limitazioni ai cosiddetti "diplomifici", mediante l’introduzione del numero minimo di alunni per classe, del divieto di classi terminali collaterali, del confinamento degli studenti privatisti nel territorio di residenza per conseguire l’idoneità di ammissione a istituti paritari. Curioso anche che, come riportato da alcuni siti specializzati, dopo l’approvazione del decreto senza la norma sulle paritarie, gli esponenti dei partiti avevano rilasciato una serie di dichiarazioni di sostegno al sistema paritario, quasi a volere fugare dubbi sulla responsabilità di quella cancellazione.

 

Dalla lettura degli emendamenti al decreto è tuttavia emerso chiaramente come il Pdl chiedesse maggiori risorse a favore delle scuole paritarie, mentre il M5S volesse la totale cancellazione di qualsiasi finanziamento da parte dello Stato a favore delle scuole paritarie. Ma la battaglia del Movimento 5 Stelle non si è fermata, nonostante l’insabbiamento della proposta di Gianluca Vacca: anche la deputata Silvia Chimienti, membro della commissione Lavoro della Camera da sempre sensibile alle problematiche della scuola e dei docenti, ha deciso di impegnarsi in prima persona contro il fenomeno dei diplomifici dopo aver letto il dossier di Paolo Latella, la cui denuncia nel frattempo è stata ripresa anche dal Tg2 e da un articolo del Fatto Quotidiano. Dopo il lungo silenzio dell’ex ministro Carrozza, che informata personalmente non ha mai fornito risposte in merito al contenuto del dossier, le cose non sono purtroppo cambiate con l’avvento di Stefania Giannini. Il suo partito, Scelta Civica, ha anzi più volte preso posizione in favore delle scuole paritarie. Costretta a pronunciarsi pubblicamente sul tema dei diplomifici da un question-time presentato in aula a Montecitorio il 6 giugno 2014 dalla deputata Silvia Chimienti, il Ministro ha offerto in diretta televisiva una dimostrazione plastica di quanto sia lontana la volontà politica di incidere realmente su questo fenomeno tutto italiano. La Giannini ha infatti risposto alle sollecitazioni di Chimienti sulle scuole che non pagano i propri docenti e li costringono a promuovere gli alunni sfruttando il loro disperato bisogno di punti per salire in graduatoria limitandosi a ribadire che il monitoraggio su questi fenomeni spetta agli Uffici Scolastici Regionali e che presto sarebbero stati assunti 55 nuovi ispettori per potenziare le attività di controllo: “Il monitoraggio ispettivo dovrà essere intensificato - ha assicurato il ministro - e riguardare non solo gli aspetti di valutazione dell'efficacia del sistema ma anche i profili legati all'utilizzo del personale”. L’unica buona notizia, dopo aver ascoltato la replica di Giannini, è insomma che finalmente il Ministero ha dovuto pronunciarsi pubblicamente su uno scandalo che fino ad ora era stato colpevolmente ignorato dalle istituzioni. Per il resto dal Ministro solo parole vuote, rimandi a normative già in vigore e dunque completamente inefficaci. L’unico provvedimento sembra essere l’assunzione di 55 nuovi ispettori: cifra ovviamente insufficiente! Nessuna volontà di seguire la strada tracciata da Gianluca Vacca nella sua proposta di legge, legare l’accreditamento agli istituti privati che richiedono la parità alla condizione che vengano esibite all’ente pubblico le quietanze di pagamento dei docenti. Eppure, la risposta evasiva e fuorviante del Ministro viene apprezzata molto da Forza Italia, che con l’onorevole Centemero ribalta il senso delle affermazioni di Giannini e dichiara il suo appoggio incondizionato alla Di che lotta si sta parlando? Davvero può essere considerata tale l’assunzione di 55 ispettori in più su tutto il territorio nazionale? Secondo la Centemero, evidentemente sì, come risulta dalle sue dichiarazioni: "L'intenzione della ministra Giannini di contrastare i cosiddetti 'diplomifici' senza, con questo, colpire indiscriminatamente gli istituti paritari, non può che trovarci favorevoli. Da tempo sosteniamo che questo fenomeno vada combattuto seriamente”, dichiara Centemero “a partire da rigorosi controlli da parte degli Uffici Scolastici Regionali, con il completamento dell'anagrafe degli studenti e prevedendo norme più stringenti sugli esami di idoneità. E' inoltre necessario che negli Uffici Scolastici Regionali ci siano dirigenti che conoscano bene il sistema delle scuole paritarie, proprio per evitare il sorgere dei diplomifici”. L’appoggio, ammesso che possa essere definito tale, si ferma alle parole, dal momento che ad oggi da Forza Italia non è stato presentato nessun atto parlamentare in merito. Per quanto concerne invece la forza che attualmente risulta godere del 40% delle preferenze degli italiani, il Pd, gli ultimi segni di vita in tema di diplomifici risalgono a quattro anni fa: nel 2009, Maria Coscia e Manuela Ghizzoni presentarono una interrogazione all’allora ministro Gelmini per sapere se, come denunciato già allora dalla trasmissione televisiva Presa diretta, in Italia vi siano istituti privati e paritari che assumono insegnanti precari con stipendi irrisori o addirittura nulli, in cambio dei punteggi in graduatoria, e che, dietro un lauto compenso da parte delle famiglie, assicurino il rilascio del diploma in assenza di frequenza degli studenti e senza che gli stessi affrontino un regolare corso di studi e serie prove di verifica di quanto appreso via via durante l'anno scolastico. Cinque anni dopo, quell’interrogazione resta l’unico atto ufficiale e parlamentare depositato dal Pd.

 

Un silenzio assordante. Tornando all’attualità, nonostante le risposte evasive e poco incoraggianti del Ministro Giannini durante il question-time, il Movimento 5 Stelle ha deciso di andare avanti nella sua battaglia, ripartendo ancora una volta dalle denunce contenute nel dossier di Paolo Latella. La deputata Silvia Chimienti, in data 4 luglio 2014, presenta infatti una proposta di legge per l’istituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno dei diplomifici, consultabile all’indirizzo http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparla mentari/IndiceETesti/022/032/INTERO.pdf

 

Nella relazione illustrativa vengono riportate integralmente le denunce anonime di docenti sfruttati: un gesto simbolico per tentare di ricondurre finalmente al centro del dibattito parlamentare i disagi e le vive voci di cittadini sfiniti e sfruttati.

 

Con l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui diplomifici il M5S mira a porre un freno agli scandali descritti nel dossier del professor Latella, ma soprattutto a fare in modo che le istituzioni diano un segnale forte, di presenza e di consapevolezza del problema, in modo da scoraggiare l’ulteriore diffusione di queste pratiche illegali e mortificanti e, soprattutto, da affiancare e supportare la magistratura nelle indagini. Inutile dire che, ancora una volta, la proposta non è stata minimamente presa in considerazione dalle altre forze politiche. Occorrerà insistere in tutte le sedi opportune per chiedere che le due proposte di legge vengano finalmente discusse e votate. I deputati del M5S stanno già facendo pressione sugli uffici competenti e chissà che la pubblicazione, di questo volume, non possa fornire un nuovo impulso alla discussione e smuovere finalmente le acque paludose della politica”.